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IL
BAMBINO: NASCITA, ANALISI e TERAPIA
Rischio di infezione da hiv neonatale
I
dati del registro italiano per l'infezione da HIV in pediatria mostrano che in
Italia tra il 1986 e il 1994 sono nati ogni anno circa 400 bambini da donne
sieropositive, quasi tutte a conoscenza della loro condizione di sieropositività.
Questo
numero di parti e' sottostimato, in quanto, non sono poche le donne che ignorano
la propria sieropositività e che solo l'insorgenza nel proprio figlio di
patologie correlabili all'AIDS permette di svelare la condizione materna.
Sono
riconosciute 2 forme postnatali distinte di infezioni da HIV.
La
prima, più rara, riscontrata in circa il 15% dei casi di infezione congenita,
è ad insorgenza e decorso rapidi, talora associato a un fenotipo dismorfico; la
seconda compare in epoca più tardiva.
Il
tempo di latenza nella positivizzazione dei tests di laboratorio e nella
comparsa eventuale dei sintomi riflettono verosimilmente il periodo della vita
intrauterina in cui l’infezione è avvenuta
Il neonato pretermine e il neonato di
peso piccolo per l’età gestazionale (SGA) hanno
un rischio maggiore di contrarre l'infezione rispetto ai neonati a
termine e con peso normale per l’età (NGA), in quanto il loro sistema
immunitario e' fisiologicamente immaturo e, quindi,
più suscettibile a contrarre qualsiasi infezione. L'allattamento materno
aumenta del 14% il rischio di infezione nei bambini esposti in utero.
Come comportarsi quando nasce un bambino
da
donna HIV positiva?
Il
personale medico e paramedico dovrà sempre indossare un camice sterile monouso,
guanti, visiera trasparente sugli occhi, mascherina chirurgica sulla bocca e sul
naso. Appena nato il bambino dovranno essere rimossi i liquidi biologici materni
( sangue, secrezioni cervicovaginali, liquido amniotico), lavando il bambino con
clorexidina (per es. D-SEB).
Si
dovrà cercare di evitare sia durante l'espletamento del parto sia durante la
manipolazione del neonato di procurare lesioni di continuo alla cute quando
ancora sporco di liquidi biologici materni.
Il
personale, medico e paramedico, dovrà attuare tutte le accortezze igienico
sanitarie per la protezione e lo smaltimento dei rifiuti organici, considerando
il neonato potenzialmente infetto, pur sapendo che con il taglio cesareo e l'AZT
somministrato alla madre in gravidanza, il rischio di infezione perinatale e' di
circa il 5-8%
Verrà
iniziata subito, comunque non oltre le 12 ore dalla nascita, la somministrazione
al neonato di AZT (Retrovir sciroppo) al dosaggio di 2 mg/kg ogni 6 ore per 6
settimane.
Dovrà
essere soppressa la montata lattea alla madre ed
iniziato l'allattamento artificiale.
Il
personale medico, in maniera discreta e comunque sempre ed unicamente dalla
madre e/o dal padre, dovrà informarsi se la madre ha fatto uso, durante la
gravidanza, di droghe: in questo caso il neonato e' a rischio di manifestare una
sindrome da astinenza neonatale (SAN) e pertanto dovrà restare in reparto in
osservazione.
Si
dovranno identificare mezzi convenzionali di reparto per identificare il neonato
a rischio HIV senza divulgarne le generalità né tantomeno la patologia.
E' buona norma non parlare con nessun parente dello
stato del neonato tranne che con i genitori.
C'è la possibilità di una diagnosi precoce?
Tutti
i neonati da madre HIV+ presentano
anticorpi anti HIV, di origine materna in quanto passati attraverso la placenta
e quindi, qualche anno fa si doveva aspettare il compimento del diciottesimo
mese di vita per poter escludere e/o confermare l'infezione del bambino in
quanto la persistenza di una sieropositività, dopo tale data, era
segno di produzione anticorpale del bambino.
La
biologia molecolare mediante metodiche sempre più sofisticate (HIV RNA
quantitativo) ha permesso la possibilità di diagnosi entro il quarto mese di
vita: sono infatti necessarie almeno 2 risultati negativi, a distanza di tre
mesi, per poter escludere l'infezione perinatale.
Fino
a quando non saranno ottenuti almeno 2 risultati negativi dell'HIV RNA il
neonato dovrà assumere dalla quarta - sesta settimana del co-trimoxazolo (Bactrim).
Definizione
dello stato infettivo nel neonato:
INFETTO
Isolamento
virale o PCR positiva in 2 occasioni
a
distanza di 3 mesi.
Sintomi
clinici correlati all’AIDS.
Persistenza
anticorpi anti-HIV oltre il 18° mese.
PRESUNTO
INFETTO
Isolamento
virale o PCR positiva a 1 mese di età.
NON
INFETTO
Isolamento
virale o PCR negativa in 2 occasioni oltre il I mese di vita, in assenza di
qualsiasi segno di infezione.
PRESUNTO
NON INFETTO
Anticorpi
negativi, in assenza di qualsiasi segno di infezione.
INDETERMINATO
Anticorpi positivi
prima del 18° mese di vita, isolamento virale e PCR non eseguiti.
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