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TERAPIA in GRAVIDANZA
Terapia antivirale in gravidanza
Lo studio
franco-americano ACTG 076 ha dimostrato come mediante la somministrazione della
zidovudina (AZT) durante la gravidanza, il parto e le prime settimane di vita,
sia possibile ridurre di quasi il 70% la trasmissione verticale (dal 25
all’8%).
Nonostante
l’efficacia della terapia con zidovudina dimostrata in questo studio, va
considerato che tali risultati si riferiscono ad una popolazione di donne non
trattate, per cui resta da definire se l’effetto protettivo della terapia sia
presente anche in donne in fase avanzata di malattia o già sottoposte a
trattamento antivirale così come non si conosce la reale efficacia della
terapia in situazioni più complesse da un punto di vista socio-sanitario, quale
quelle presenti nei paesi non industrializzati.
Esistono ulteriori
interrogativi sugli eventuali effetti collaterali a lungo termine del
trattamento e sulla prognosi dei bambini infetti sottoposti a terapia.
Nonostante le diverse
problematiche esistenti a riguardo, resta comunque ben accettata l’indicazione
alla profilassi, ove possibile, con la zidovudina in tutte le gravide
sieropositive, per il ruolo indiscusso dimostrato nella riduzione della
trasmissione verticale dell’infezione.
Le attuali
problematiche relative alla terapia antiretrovirale in gravidanza sono così
riassumibili:
-
Validità della posologia
dello studio ACTG 076 nelle madri già trattate con antiretrovirali;
-
Possibile semplificazione
della terapia antiretrovirale da limitare al periodo pre-partum;
-
Efficacia e sicurezza
delle terapie di combinazione (ZDV+3TC, ZDV+ nevirapina, etc);
-
Utilizzo degli inibitori
delle proteasi;
-
Utilizzo di nevirapina;
-
Efficacia della terapia
antiretrovirale in bambini allattati al seno;
-
Associazione terapia
antiretrovirale e parto cesareo.
Sono in corso a
riguardo diversi trials clinici in Tailandia e Africa, paesi in cui la
prevalenza dell’infezione da HIV è alta nelle donne gravide, per valutare
l’efficacia di una più semplice posologia di AZT (ultime settimane di
gravidanza e intrapartum) e della combinazione AZT+3TC.
Nuove modalità terapeutiche: Nevirapina
E’ in corso in Europa e USA un progetto di ricerca
multicentrico randomizzato, doppio-cieco sulla Nevirapina coordinato dall’AIDS
Clinical Trial Group, Divisione Aids, NIAID, NIH, (cui partecipa la II Clinica
Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Bari), che interessa le donne con
infezione da virus HIV in gravidanza per valutare la possibilità di ridurre il
rischio di trasmettere il virus al proprio figlio. Lo studio si basa sulla
somministrazione di un farmaco che si chiama Nevirapina assunto in singola dose
dalla mamma durante il travaglio
(oppure prima del taglio cesareo) e dal neonato entro I primi tre giorni di
vita.
La partecipazione allo studio e’ del tutto
volontaria, previo consenso informato, ed è sempre possibile uscirne senza che
questo comporti il diritto di avere l’assistenza medica comunque necessaria.
La
Nevirapina e’ un farmaco antiretrovirale, approvato dalla associazione
americana per lo studio dei farmaci - Food and Drug Administration (FDA) - e
dalla Commissione Unica per il Farmaco (CUF) italiana, per il trattamento
dell’infezione da HIV negli adulti.
Il
farmaco può essere associato ad altri antiretrovirali. Fino ad ora non e’
stato usato per controllare l’infezione da HIV nei bambini e non e’ stato
dimostrato che questo farmaco possa prevenire la trasmissione del virus HIV
dalla madre al feto.
La
nevirapina è una benzodiazepina, che agisce come potente inibitore non
nucleosidico della replicazione del virus HIV-1, inibendo direttamente
l’attività della trascrittasi inversa, senza necessità di essere attivata
dagli enzimi della cellula ospite.
L’attività
è molto rapida con una riduzione significativa della quantità di virus HIV nel
plasma, entro poche ore dall’assunzione. Gli effetti come potente antivirale
durano circa 2-3 settimane, perché successivamente si selezionano varianti
virali resistenti.
L’obiettivo
principale di questo studio e’ capire se la somministrazione di Nevirapina a
gravide HIV-positive in travaglio ed ai loro neonati nei primi giorni di vita
possa prevenire la trasmissione dell’infezione HIV dalla madre al bambino.
Altro
obiettivo di questo studio e’ capire se la Nevirapina possa essere
somministrata con sicurezza alle gravide ed ai loro neonati.
E’
necessario studiare 1244 coppie di madri e bambino per rispondere a queste due
domande.
Dopo aver accettato di far parte dello studio, le
gravide HIV-positive saranno assegnate a caso
a due diversi gruppi di studio. Questo sistema si chiama randomizzazione e viene
utilizzato negli studi di efficacia dei farmaci per evitare che i due diversi
gruppi vengano scelti secondo un sistema di preferenza, anziché dal caso.
Uno dei due gruppi dello studio riceverà una dose
di nevirapina (sotto forma di pillola) mentre il secondo riceverà una identica
pillola inattiva (pillola placebo).
Nel caso in cui si sia deciso di utilizzare un
trattamento con Zidovudina (AZT) e/o altri farmaci antiretrovirali durante la
gravidanza ed il travaglio, per il controllo dell’infezione da HIV o per
diminuire il rischio di trasmissione verticale dell’HIV, non vi sono
controindicazioni a fare parte ugualmente dello studio.
Appena prima del
parto verranno eseguiti una visita
medica generale e gli esami del sangue
che si fanno di routine.
Per il neonato
-
Subito dopo la nascita, il bambino verrà visitato e
sarà necessario un prelievo di sangue per eseguire gli esami di routine e per
controllare la possibile presenza e quantità di HIV nel sangue.
-
Circa 2 o 3 giorni dopo la nascita, verrà eseguito
un secondo prelievo di sangue per un controllo a breve distanza degli stessi
esami. Il bambino riceverà quindi
una sola dose di nevirapina diluita sotto forma di sciroppo oppure una sola dose
di sciroppo inattivo come placebo. Potrebbero raccomandare al bambino un
trattamento con altri farmaci antiretrovirali, che non fanno comunque parte di
questo studio.
-
Circa 4-6 settimane dopo la nascita, a tre e sei
mesi di età, il bambino verrà visitato ed ogni volta sarà eseguito un
prelievo di sangue per gli esami di routine.
Questi
campioni saranno anche necessari per controllare se il bambino si e’ infettato
con il virus HIV.
Rischi legati alla Nevirapina
I rischi legati all’assunzione
di una sola dose di nevirapina non sono ancora noti. Gli effetti collaterali più
frequenti che si sono osservati per trattamenti prolungati con nevirapina (più
di una dose) includono:
- Febbre
-
Nausea - Cafalea
-
Esami alterati sulla funzionalità epatica (danno
epatico da tossicità del farmaco oppure intolleranza al farmaco) - Epatite (processo infiammatorio del fegato)
-
Irritazione cutanea (rash), che può manifestarsi
come forma severa fino a comportare pericolo per la vita del paziente.
A tutt’oggi i pochi dati disponibili confermano
che non esiste interferenza tra l’assunzione di nevirapina e l’azione della
Zidovudina. Non sono noti gli effetti collaterali dell’associazione tra
nevirapina ed altri farmaci antiretrovirali (inclusa la Zidovudina) nel
trattamento di adulti o bambini. Gli effetti collaterali della nevirapina
potrebbero manifestarsi anche molto tempo dopo la gravidanza, quindi i bambini
nati da madri che hanno assunto nevirapina in gravidanza dovranno effettuare più
frequentemente visite pediatriche.
La decisione definitiva di assumere o non assumere
AZT o quella di partorire per via cesarea o per via vaginale rimangono di
esclusiva pertinenza della gravida HIV-positiva e non ridurranno l’attenzione
e le cure che la situazione infettiva richiede.
Motivi
per cui non verrà somministrata la nevirapina alla gestante
·
Sintomi di pre-eclampsia (condizione che include
aumento della pressione arteriosa, cefalea, proteinuria e gonfiore delle gambe e
delle mani)
·
Infezione severa che potrebbe causare shock
·
Aumento della pressione arteriosa resistente al
trattamento
·
Complicanze che richiedono la somministrazione di
anticoagulanti
·
Convulsioni durante il travaglio
·
Qualsiasi condizione che le impedisca di assumere
farmaci per via orale
·
Test di funzionalità epatica alterati
Motivi
per cui non verrà somministrata la nevirapina al bambino
·
Malattie gravi
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Test di funzionalità epatica alterati. |